IL VERO GENTILUOMO di Grace Burrowes (Leggereditore)


Autore: Grace Burrowes
Titolo originale: Tremaine's True Love
Traduttrice: Giada Fattoretto
Genere: Romance storico
Ambientazione:  Inghilterra
Pubblicazione: Leggereditore, pp. 592, 24 gennaio 2018, €12,90
Livello sensualità: MEDIO
Parte di una serie: 1° libro serie True Gentlemen
Disponibile in ebook a € 4,99

TRAMA: Tremaine St Michael è un facoltoso commerciante di lana, completamente dedito al lavoro. Sempre in giro per il mondo alla ricerca dei migliori affari, raramente soggiorna a lungo nello stesso posto, finché nel Kent, ospite nella tenuta di un caro amico, il conte di Bellefonte, le cose sembrano prendere una piega inaspettata... L'incontro con l'affascinante e riservata lady Nita Haddonfield non lo lascia indifferente, e per una volta Tremaine spera di poter finalmente conciliare gli affari con il piacere. Le cose, tuttavia, non vanno secondo i suoi piani: anche se in età da marito, infatti, la giovane donna non vuole sentir parlare di matrimonio, preferendo di gran lunga dedicare le proprie energie ad aiutare le persone bisognose della contea. Ma, si sa, al cuore non si comanda, e suo malgrado Nita inizia a provare interesse nei confronti del sensuale commerciante, un sentimento destinato a crescere e che, a lungo andare, le sarà impossibile nascondere. Anche perché Tremaine non è certo un uomo che si arrenda facilmente, e farà di tutto pur di scalfire le ritrosie della dolce Nita...


Siamo ad Haddondele, nel Kent, nella tenuta Belle Maison di proprietà della famiglia Haddonfield, quando l’arrivo anticipato di un ospite, priva il conte di Bellefonte, Nicholas, dal proseguire l’invettiva contro le sorelle o almeno contro una in particolare.
L’ospite è Tremaine St Michel, allevatore di pecore e non solo, che saputo della presenza di un grosso gregge ha deciso di fare un’offerta al suo proprietario.
Ma Nicholas è ancora in apprensione per la sorella e chiede all’ospite di pazientare.
“Voi avete sorelle? Gli chiese Bellefonte con un sorriso mesto. Io ne ho quattro, mia nonna le definisce “vivaci”.
-La vivacità è una bella qualità in una ragazza, disse Tremaine,  perché  era un ospite un quella casa e socialmente era lui la persona preposta ad alleggerire  Bellefonte di buona parte del suo patrimonio
Sua signoria poteva benissimo tenersi tutte quattro le sorelle, grazie molto.
-Affatto ! Ribattè     Bellefonte,  rivolgendo le spalle al fuoco. Se ogni rappresentante alla camera dei  Lord avesse radunato le proprie “vivaci” sorelle e le  avesse inviate in Francia, i Corsi adesso sarebbero in ginocchio a chiedere asilo al vecchio George.
La sorella motivo di tanti problemi è Lady  Nita che Tremaine  conosce mentre nella stalla sta sistemando il suo cavallo.
“Una donna alta e bionda, con le guance arrossate dal freddo, condusse un cavallo da tiro sellato lungo il corridoio del fienile
-Tremaine  St Michel per servirvi mia signora. Sono venuto a trovare vostro fratello per discutere di certi affari.
-Posso accompagnarvi in casa?
-Vi ringrazio, siete molto gentile.
Quel ringraziamento aveva un tono stanco ma sincero. Perchè non era uscito nessuno dalla casa per assicurarsi che stesse bene?”
Lady Nita è considerata una persona strana perché cura gli ammalati, non sempre compare a tavola con i parenti, si veste in modo antiquato e scandalizza i benpensanti del villaggio: il medico, ottuso, incompetente e presuntuoso, il pastore che tuona dal pulpito e considera le malattie , soprattutto femminili , come un castigo  dovuto ai peccati, e le beghine e i moralisti che la trattano con derisione.
Nel poco tempo che Tremaine passa nel villaggio ha modo di osservare come invece il cuore della giovane sia pieno di amore verso i poveri, i bimbi, i bisognosi e le povere donne che spesso sopravvivono a malapena.
Anche Nita comincia ad apprezzare quest’uomo tranquillo, servizievole, comprensivo e che non la giudica ma la aiuta senza mai tirarsi indietro.
Ma non dobbiamo dimenticarci delle pecore che sembrano diventare una merce di scambio per indurre due pretendenti a sposare Nita e una  delle sorelle.
“Il vostro Nicholas è tentato di dare le pecore a Nash. Ho la sensazione che se dovessi chiedere la vostra mano potrei ottenere il gregge più facilmente.”
Con la neve che continua a cadere e che non permette a St Michel di ripartire per Londra, con altre visite a pazienti che necessitano di cure, con scappatelle  notturne da una camera all’altra, con confronti fraterni e coniugali,  Nita e Tremaine si avvicinano sempre più fino a pensare che un ‘unione  tra di loro non sia poi così impensabile.
Ma un ballo campestre e un successivo incontro/scontro con Nash complicano le cose e in un certo senso le risolvono .
-“Non posso lasciare che la gente soffra quando posso aiutarla, ma io non voglio perderti Tremaine. Non posso.-
Rimase in silenzio quando avrebbe potuto inveire . Avrebbe potuto perderlo per l’orgoglio, la cocciutaggine e la miopia di Edward Nash.  Non  poteva sopportare di perderlo per colpa sua.”
Non posso dire che questo romanzo mi sia piaciuto subito…l’inizio è lento e i due uomini , Nicholas e Tremaine mi sono sembrati un po’ sciocchi e inconcludenti.
Mentre il conte dominava la scena con la sua dialettica, St Michel era in ombra e più trattenuto salvo poi mostrare  il suo gran cuore.
Mi è piaciuta invece Nita e anche l’atmosfera casalinga della famiglia Bellefonte. Ci sono tanti personaggi e soprattutto i più piccoli sono tanto teneri.
Proseguendo la lettura ho capito che l’autrice aveva volutamente iniziato in sordina per poi accelerare e portare avanti più situazioni . C’è  la relazione tra Nita e St Michel, quella ipotetica ma già pericolosa tra Nash e Susannah,  quella ancora in “nuce” tra George ed Elsie e poi i vari cambiamenti nella vita di alcune persone.
Ci sono segreti incontri tra le sorelle e pensieri ambigui nel fratello ancora scapolo. C’è la cattiveria di Nash e l’amore materno di Elsie. C’è la presenza di un uomo forte ma non dominante che preferisce convincere con la dolcezza piuttosto che con l’imposizione. C’è l’attesa per capire dove finiranno le pecore che sono un po’ il filo che unisce alcuni personaggi del romanzo.
Senza mai esasperare il tono della narrazione, l’autrice tocca parecchi temi importanti: il desiderio di autonomia femminile, le conoscenze mediche che le donne non dovevano avere, la libertà sessuale  e promiscua, la prostituzione e l’abbandono minorile, la voglia  per un nobile di sporcarsi  con lavori manuali, insomma non scrive un romanzo solo d’amore ma lo fa diventare un grido rivolto alla società maschilista e patriarcale del tempo.
Chi vorrà leggere questa bella storia, dovrà avere pazienza sia per lo stile narrativo che per situazioni e modi di esprimersi non consoni a questi tipi di romanzi. Io lo consiglio comunque a tutti.










COME INIZIA IL ROMANZO...
1
«Una sorella è la piaga più devastante che possa capitare a un uomo, il più grande ostacolo alla sua pace, la più diabolica fonte di immeritata umiliazione, e le zitelle sono le sorelle della peggior sorte.» Nel corridoio all’esterno del salotto, Nicholas, conte di Bellefonte, sembrava convinto.
«Certo, mio signore,» rispose piano qualcuno «ma, signore...»
«Sai, Hanford,» continuò il conte «se non mettesse a repentaglio certi attributi maschili ai quali la mia contessa tiene parecchio mi met­terei lady Nita sulle ginocchia e...»
«Signore, avete visite.»
L’annuncio di Hanford risultò leggermente disperato, ma riuscì a zittire le lamentele di Sua signoria. Dalla porta giunse uno scambio di battute appena percepibile, che diede modo a Tremaine St Michael di allontanarsi dal tepore del caminetto del salotto, dove se n’era stato a riscaldarsi senza pudore una parte del corpo congelata per la lunga cavalcata. Il saluto di Bellefonte quando avanzò nella stanza un attimo dopo fu entusiasta quanto la sua invettiva.
«Ecco il nostro St Michael! Siete in anticipo. Non è elegante. In effetti, se non fossi il re della cordialità lo definirei oltremodo maleducato.»
«Bellefonte.» Tremaine St Michael si profuse in un inchino, perché Bellefonte apparteneva a un rango socialmente superiore, oltre a essere uno dei pochi uomini più alti e forti di lui.
«Voi avete sorelle?» gli chiese Bellefonte con un sorriso mesto. «Io ne ho quattro. Mia nonna le definisce ‘vivaci’.»
Talmente vivaci che a quanto pareva Bellefonte aveva urlato a una di loro per i dieci minuti interi in cui Tremaine era stato lasciato ad ammirare gli impeccabili tappeti persiani nel salotto della Belle Maison. Le risposte della sorella non erano state udibili, finché qualcuno non aveva chiuso con forza una delle porte al piano di sopra.
«La vivacità è una bella qualità in una ragazza» disse Tremaine, perché era un ospite in quella casa, e socialmente era lui la persona preposta ad alleggerire Bellefonte di buona parte del suo patrimonio.
Sua signoria poteva benissimo tenersi tutte e quattro le sorelle, grazie molte.
«Affatto» ribatté Bellefonte, rivolgendo le spalle al fuoco. «Se ogni rappresentante alla Camera dei lord avesse radunato le proprie vivaci sorelle e le avesse inviate in Francia, i corsi adesso sarebbero in ginocchio, a chiedere asilo al vecchio George. Com’è andato il viaggio?»
Bellefonte aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri propri di ogni aristocratico inglese. Aveva delle piacevoli grinze agli angoli degli occhi, e aveva ricambiato l’inchino di Tremaine con una calorosa stretta di mano.
Non sarebbe mai stato un amico, ma era cordiale.
«Tutto bene, anche se faceva freddo» rispose. «Mi scuso per essere arrivato in anticipo da Londra.»
«E io mi scuso per essermene lamentato. Ho davvero una bella famiglia, ma lady Nita, mia sorella, ha un carattere particolarmente forte.»
L’espressione bonaria di Bellefonte si smorzò in un delicato sorriso quando si udì una risata femminile giungere dal corridoio.
«Cosa stavate dicendo?» lo incalzò Tremaine. Quand’è che Sua signoria si sarebbe degnato di offrire da bere a un ospite?
«Nulla di importante, St Michael. Le mie sorelle Kirsten e Della hanno appreso del vostro arrivo. Andiamo in biblioteca, dove ci attendono un pasto delizioso e un ambiente accogliente? Beckman mi ha fatto capire che non siete tipo da tè e biscotti.»
Quando e perché il fratello di Sua signoria aveva riferito tale opinione? All’irritazione di Tremaine contribuì anche un altro pensiero: Bellefonte riconosceva le donne di casa dalla risata. Che stranezza era mai quella?
«Sono più un tipo da whisky» disse Tremaine. «D’inverno un po’ di liquore non dovrebbe mancare mai.» E nemmeno il brandy. Se fosse stato per lui.
Sua signoria era troppo fine per accigliarsi di fronte a gusti affinati in rozze taverne sparse per tutto il regno.
«E whisky sia, allora. Hanford!»
Un anziano signore in livrea entrò in salotto. «Signore?»
Bellefonte diede istruzioni al maggiordomo di far portare qualco­sa di buono da mangiare in biblioteca, di riportare la contessa al fianco del marito una volta che avesse finito con il bambino, e di in­formare la governante che il signor St Michael era arrivato prima del previsto.
Sua signoria si avviò a passo veloce lungo corridoi tappezzati, superando mazzi di bianche rose coltivate in serra e lucidi pavimenti in legno, fino ad arrivare a un tesoro di libri alto fino al soffitto, in legno di quercia. Belle Maison rappresentava un ottimo esempio dell’entusiasmo del secolo precedente per le enormi residenze di campagna, e chiunque l’avesse progettata aveva un certo gusto per la luce.
La biblioteca era dotata di alte finestre poste a intervalli regolari, e i tendaggi in velluto rosso erano scostati, nonostante il freddo. Il sole invernale riverberava frizzante dagli specchi e dall’argenteria, e anche qui un fuoco scoppiettava vivace.
L’impressione generale fece sentire Tremaine un pesce fuor d’acqua. Lord Bellefonte era un uomo geniale: le sue care, fastidiose sorelle; i fuochi accesi anche nelle stanze vuote; l’infinita libreria esposta al sole ricolma di libri.
Tremaine era stato in numerose residenze aristocratiche, oltre che in qualche castello e palazzo. La sensazione di straniamento che percepì a Belle Maison era causata dalle sorelle, che Bellefonte chiaramente amava e accudiva.
Tremaine se ne intendeva d’affari, e ne faceva un vanto.
Le sorelle non rientravano negli affari, ma la loro variegata vivaci­tà apparentemente riusciva a trasformare un’imponente dimora in una casa. Le sorelle di Bellefonte ispiravano porte chiuse a gran forza, lamentele fraterne, e addirittura risate; in questo il clima a Belle Maison si distingueva da quello delle altre famiglie nobili inglesi che Tremaine conosceva.
«So che avevate intenzione di rimanere qualche giorno,» disse Bellefonte, indicando un paio di sedie sotto a un’alta finestra «ma la mia contessa dice che non va bene. Dovete rimanere almeno due settimane, così i vicini potranno farci visita per osservarvi. Non vi preoccupate. Vi dirò chi ha figlie in età da marito – ossia la maggior parte – e mio fratello George distrarrà le fanciulle.»
Dopo il gelido viaggio dalla città, l’accogliente libreria e le morbide sedute erano squisitamente confortevoli. Per Tremaine, che possedeva vividi ricordi degli inverni dell’Highland, il comfort era sempre gradito.
«Posso concedermi solo qualche giorno, mio signore» rispose, acco­modandosi. «Gli affari non possono aspettare, e tempo perso spesso si­gnifica mancato guadagno.»
«Ogni protesta è inutile, al di là della sensatezza dei vostri ragionamenti» ribatté l’altro, sedendosi a sua volta. «La mia contessa si è espressa, e le mie sorelle le daranno man forte. Siete uno scapolo appetibile e, di conseguenza, siete rovinato.»
Il conte incrociò le caviglie, e aveva tutta l’aria di uno per cui la sventura fosse un concetto allegro.
«Sua signoria vi rimpinzerà di prelibatezze a ogni pasto» continuò. «Kirsten vi interrogherà circa i vostri affari, Susannah parlerà con voi di quel poeta scozzese e Della vi aggiornerà sui pettegolezzi londinesi. George sarà contento che siate a portata di mano per distrarre le nostre sorelle. Le donne di Haddonfield sono come delle fate. Gli uomini cadono nelle loro grinfie e non capiscono più nulla.»
‘Evita le fate, come se ne andasse della tua stessa vita.’ Il nonno scozzese di Tremaine gli aveva impresso quella lezione nella dura testolina prima ancora che imparasse a camminare.
«Che mi dite di vostra sorella lady Bernita?» chiese Tremaine. La so­rella che faceva diventare preoccupato ed esasperato lo sguardo del fratello e portava il conte ad alzare la voce.
Tremaine non avrebbe mai approcciato uno scopo senza prima informarsi. Sapere chi se la intendeva con qualcuno spesso faceva la differenza tra il chiudere un affare o vedere i profitti finire nelle tasche di qualcun altro.
«Oh, lei.» Bellefonte puntò lo sguardo verso la finestra che dava sui giardini terrazzati in tutta la loro solennità invernale. I roseti erano potati ad altezza ginocchia, di modo che rimanessero solo spinosi cespugli di felce. Ai margini, in lontananza, c’era della neve sporca, e non un solo volatile ravvivava la scena.
Una donna alta e bionda si incamminò verso le stalle lungo un viottolo di bianche conchiglie sgretolate. Indossava un completo da cavallerizza blu scuro – niente cappello con piuma di fagiano – e il frusciante orlo dell’abito era infangato.
Bellefonte la seguì con lo sguardo, l’espressione triste. «Tengo molto a lady Nita. Sarà la nostra rovina.»
**** 
LA SERIE TRUE GENTLEMEN
0.5. A Dukes Disaster (2015)
1. Tremaine's True Love (2015) - Ed.italiana: IL VERO GENTILUOMO, ed.Leggereditore, gennaio 2018 - Tremaine St Michael e Nita Haddonfield
2. Daniel's True Desire (2015)
3. Will's True Wish (2016)
4. His Lordship's True Lady (2017)

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L'AUTRICE
Grace Burrowes è il nom de plume di un'accanita lettrice di romance storico che è poi diventata a sua volta una prolifica autrice di romanzi, vincendo diversi riconoscimenti, fra cui una menzione d'onore dai Romance Writers of America. La Burrowes è inoltre una madre single e un avvocato specializzato in diritto di famiglia e vive in Maryland.
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"THE EXCEPTION": L'AMORE OLTRE LA GUERRA

Metti una sera invernale. Fuori soffia un vento gelido, il divano e una tisana sono l’ideale che ho rincorso durante una lunga giornata di lavoro. Stasera ho deciso di guardare un film. Mi capita sotto gli occhi un titolo: “L’amore oltre la guerra”(The Exception), pellicola del 2016 per la regia di David Leveaux, di produzione inglese. 


La scelta è stata dunque casuale ma ne ho apprezzato ogni singolo fotogramma, lo confesso. Mi è piaciuto davvero tanto anche perché, leggendo le due righe di presentazione, non avevo aspettative così alte. E’ emozionante, coinvolgente e, al contempo, sa anche essere originale. Merita un minimo di attenzione in più rispetto a quanto ho visto, facendo un giro su internet.

Partiamo dalla trama. Ci troviamo nella campagna di Doorn in Olanda. Dal 1920 è in esilio proprio qui il kaiser della Germania, Guglielmo II, insieme alla sua consorte Erminia, principessa del casato Reuss. La cornice storica è quindi interessante e coerente.

E adesso si inserisce l’invenzione, con il benestare delle regole di un romanzo storico come si deve. (Manzoni ne sarebbe contento).
Nel 1941, un ufficiale tedesco viene incaricato di sorvegliare il kaiser. Hitler e i suoi gerarchi, infatti, sospettano che tra la servitù dell’ex capo di Stato tedesco, si sia infiltrata una spia olandese al soldo del Regno Unito. Il Fuhrer non aveva ancora metabolizzato la sconfitta della Battaglia d’Inghilterra dell’anno precedente e considerava ancora gli inglesi il principale nemico in Europa.
Il nostro protagonista, Stefan Brandt, si stabilisce con un manipolo di soldati nella foresteria della villa e inizia le sue indagini. A questo punto ecco lei: Mieke, una domestica assunta da poco, spigliata e disinibita, che si concede all’ufficiale senza tanti ripensamenti. “Lo volevo anch’io”, gli dice quando lui vuole quasi scusarsi per averla sedotta. Una donna in gamba, che sa quello che vuole, insomma.

Con una scusa banale, Brandt si stabilisce all’interno della villa e gli incontri con la bella Mieke diventano più semplici. I due si confidano. Si raccontano le reciproche debolezze, e lei gli confessa una terribile verità: è un’ebrea a cui hanno ucciso tutta la famiglia, marito compreso. Lui, mostrando una tortuosa cicatrice su un addome su cui si possono contare tuuuutti i muscoli possibili e immaginabili, ammette di essere un’eccezione: ha risparmiato dei civili durante un’operazione di rastrellamento e solo il suo comportamento valoroso (vedi appunto cicatrice di guerra) gli ha permesso di rimanere al suo posto nelle gerarchie militari. Il nostro eroe pensa con la sua testa e ha ben chiaro il significato della parola “onore”, che non è poco.
L’ufficiale la ama davvero e non ha nessuna intenzione di denunciarla, anzi. Cerca in ogni modo di proteggerla. Avrà il suo bel da fare: la spia che deve scovare è proprio lei che lavora per Churchill.

A complicare una situazione già di per sé difficile, giunge improvvisa la visita di Herman Goring, braccio destro di Hitler, con una proposta allettante per il kaiser: essere reintegrato nel suo ruolo di rappresentante della grande Germania. In realtà è solo un’operazione di propaganda ma quanto basta per convincere Mieke ad uccidere Guglielmo II, dietro il benestare dei servizi segreti inglesi.
Non ce la farà: il kaiser avrà un malore. Ma sarà proprio il vecchio monarca a salvare la finta cameriera. A bordo di un camioncino su cui trasporta un consenziente e malato Guglielmo II, l’eroico Brandt farà fuggire la ragazza.
In una giornata umida e fredda nel bel mezzo di una radura boscosa, Mieke e Sefan si separano con la promessa di ritrovarsi alla fine del conflitto.
Lei trova rifugio a Londra da dove scriverà lettere all’ufficiale tramite la Croce Rossa. Lo aspetta, è in buona salute ed è incinta.

Il film regge bene il ritmo degli eventi e coinvolge lo spettatore. Non è il solito polpettone romantico, ma presenta quella sfumatura thriller che tiene desta l’attenzione con
una buona dose di suspense. Fino al termine della pellicola, chi lo guarda rimane sospeso nell’incertezza, anche se il cuore di tutte noi batte per il coraggioso e leale Stefan e la bella Mieke.
Mi è piaciuta poi l’originalità della trama: un amore nato in un momento terribile della storia dell’umanità che riesce a crescere, nonostante tutto. Una luce di speranza in mezzo ad un mondo buio. E’ comunque un messaggio che funziona anche adesso, in fondo.

Ancora qualche curiosità. Gli attori: Stefan Brandt è interpretato da Jay Courtney, l’Eric della serie “Divergent” e Mieke è Lily James, l’Ella del film Disney “Cenerentola”.

A mio parere, però, avrebbe reso molto meglio, anche per la versione italiana, il titolo originale inglese: “The exception”. L’idea dell’eccezione, infatti è il filo

rosso del film che ripropone diverse volte tale concetto. Sia Stefan che Mieke rappresentano due eccezioni all’interno di un mondo che sembra impazzito e che vuole distruggere tutta la bellezza della vita. A modo suo, anche il vecchio e malato kaiser (interpretato da Christopher Plummer) è un’eccezione: salva la vita ad una domestica che per giunta voleva ucciderlo.
Infine: per le amiche che conoscono bene l’inglese. La pellicola è tratta da un romanzo non ancora tradotto in Italia, “The Kaiser’s last Kiss” di Alan Judd, edito da HarperCollins. Se ne avessi le capacità lo leggerei senza dubbio. Nell’attesa, godiamoci il film.


A testimonianza dello scarso seguito trovato in Italia, ho trovato solo un trailer in inglese





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LO PUOI TROVARE IN STREAMING QUI

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UN'ANIMA DA SFAMARE di Annabella Michaels (Quixote Edizioni)

Autrice: Annabella Michaels
Titolo originale: Feeding the Soul
Traduttrice: Alex Krebs
Ambientazione: Chicago, Usa
Genere:  M/M contemporaneo
Pubblicazione:  Quixote Edizioni, 8 febbraio 2018, pp. 297
Livello sensualità:  ALTO
Parte di una serie:  1° serie Souls of Chicago
Disponibile in ebook a €3,99

TRAMA: Giovanni Romero ha avuto la sua buona dose di dolore già prima dei trent’anni, inclusa la perdita dei genitori in un orribile incidente d’auto. Dopo aver subito un’altra perdita devastante, ha deciso di seguire il suo sogno di aprire un ristorante, diventando così il fiero proprietario del Romero’s, un ristorante italiano di grande successo e acclamato dalla critica, immerso nel cuore di Chicago. Consapevole che un altro colpo al cuore potrebbe distruggerlo, Giovanni ha innalzato delle pareti intorno a sé per proteggersi. Si è dato regole rigorose sugli uomini con cui va a letto, incluso il divieto di scambiarsi i nomi e il divieto inderogabile di un secondo incontro con la stessa persona, almeno fino a quando non incontra un ragazzo impossibile da dimenticare. 
Dopo aver passato gli ultimi anni in Europa, nel bacino del Mediterraneo, lavorando come apprendista per alcuni dei migliori cuochi del mondo, il ventitreenne Caleb Greene ritorna finalmente a casa. Mentre seguiva i suoi studi non vedeva l’ora di riunirsi alla sua grande, pazza e adorabile famiglia, soprattutto al suo fratello gemello Carter. Inoltre, Caleb sperava di iniziare finalmente la sua carriera come capo chef per il ristorante italiano più prestigioso di Chicago, il Romero’s. Dopo una notte di festeggiamenti con Carter, Caleb si ritrova a fare qualcosa di insolito: andare a casa con uno sconosciuto, strano e sexy. Caleb non aveva mai avuto avventure da una notte, ma qualcosa in quell’uomo lo ha attirato. Purtroppo però, l’uomo gli ribadisce che si sarebbe trattato di una notte e basta.

Incapace di scacciare quel giovane affascinante dalla sua mente, Giovanni è sconvolto quando scopre che si tratta di Caleb, il ragazzo che è stato assunto come suo nuovo capo chef. Lavorando insieme, l’uno accanto all’altro, Giovanni sarà in grado di mantenere erette le sue barriere o Caleb avrà la forza di abbatterle, liberandolo? 


Dopo quattro anni passati a studiare per realizzare il suo sogno, Caleb, è tornato finalmente a Chicago dalla sua famiglia. Per festeggiare il suo ritorno e l’inizio di una nuova avventura lavorativa come capo chef  nel famoso ristorante Romero’s, il suo gemello Carter, lo invita a passare la serata in un locale. Uno sguardo e il suo interesse viene subito catturato da un bellissimo sconosciuto che lo invita a ballare e poi a seguirlo a casa sua; niente nomi, né presentazioni, solo una notte di sesso. Caleb decide di buttarsi, è una cosa nuova per lui, ma forse è arrivato il momento di lasciarsi un po’ andare. L’entusiasmo per la magnifica notte appena vissuta svanisce il mattino dopo, Giovanni, il proprietario del Romero’s infatti, non è altro che il misterioso sconosciuto al quale non può fare a meno di pensare. Dopo lo shock iniziale, Caleb, decide di concentrarsi sul lavoro, far leva sulla sua professionalità è l’unico modo per non soccombere alla crescente attrazione. Giovanni Romero, non crede ai suoi occhi, è impensabile lavorare fianco a fianco con il nuovo chef, il ragazzo dalla sguardo verde smeraldo, che continua a tormentare i suoi sogni. Dopo la fine  del suo matrimonio, Giovanni ha deciso che nessuna relazione vale il rischio di una sofferenza come quella provata negli ultimi tre anni, per questo si concede solo anonime avventure di una notte, senza troppe complicazioni. L’unica soluzione è liberarsi del nuovo chef, ma Caleb non ha nessuna intenzione di facilitare le cose…
Mi scusi, signor Romero, “ sbottai, “ma non mi sono fatto il culo negli ultimi quattro anni in giro per l’Europa, studiando con chef megalomani solo perché il suo ego da pallone gonfiato potesse decidere di cancellare tutti i miei sogni di diventare capo chef, a causa di un’unica notte nel suo letto.” Mi affrettai a continuare quando sembrò che stesse per interrompermi. “ È stato uno shock, non solo rivederti, ma scoprire anche che eri il mio capo?Sì. Abbiamo passato una notte meravigliosa insieme? Sì. Posso comportarmi in maniera professionale nonostante questo?Diamine, sì! E, a ogni modo, non penso che tu debba prendere una decisione così affrettata senza nemmeno aver assaggiato la mia cucina.”
Con queste parole, Caleb, mette fine alla proteste di Giovanni e dà inizio alla loro collaborazione professionale, che, poco alla volta, li porterà sempre di più  a conoscersi anche dal punto di vista umano. A nulla varranno le reciproche buone intenzioni, l’attrazione che li lega non è facile da ignorare, e, se Caleb è disposto a mettersi in gioco, Giovanni è troppo ferito per lasciarsi andare senza opporre resistenza, ma come si può resistere alla spontaneità di Caleb? Semplice, non si può! La narrazione in prima persona alternata ci aiuta a conoscere meglio i loro pensieri: le paure e le insicurezze di Giovanni e la tenacia e la dolcezza di Caleb. Ma, non sono da soli in quest’avventura, l’autrice ha saputo creare la giusta aspettativa per i prossimi romanzi, introducendo una serie di personaggi ben caratterizzati che donano al romanzo situazioni spassose e un pizzico di brio: Carter il gemello di Caleb e Micah il miglior amico di Giovanni insieme alla grande famiglia Greene.  
"Un'anima da sfamare" è romanzo dolce, una favola moderna che consiglio a tutte le romantiche, ci insegna a non chiudere il cuore, ci invita a sperare….










LA SERIE SOULS OF CHICAGO
1. Feeding the Soul (2016)- ed.italiana: UN'ANIMA DA SFAMARE, Quixote Edizioni,  febbraio 2017
2.Music of the Soul (2016)
3.Protecting the Soul (2017)
4. Renewing the Soul (2017)
5. Constructing the Soul (2017)
6. Uniting the Soul (2017)

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L'AUTRICE dice di sè...
Sono sposata con il mio ragazzo delle scuole superiori che, diciamocelo, è un santo per essere rimasto con me tutti questi anni. Insieme siamo stati benedetti dalla possibilità di crescere due stupendi esseri umani e fino a questo momento non abbiamo ancora fatto danni; vedremo come andrà a finire. Sono un’imprenditrice ma passo più tempo a ridere che a lavorare. Mi piace guardare film, cucinare, andare in spiaggia e passare del tempo con la mia famiglia e i miei migliori amici. Sono una lettrice ossessiva con un debole per una buona storia d’amore, ma amo vedere un’ampia gamma di emozioni in un libro. Penso che la vita reale sia abbastanza dura, per questo molti miei libri hanno colpi di scena e cambiamenti, ma sempre un lieto fine. 
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IL NOSTRO BLOG COMPIE DIECI ANNI!


LA MIA BIBLIOTECA ROMANTICA SPEGNE OGGI 10 CANDELINE!  


UN TRAGUARDO DI CUI SIAMO FIERE E CHE VOGLIAMO CONDIVIDERE
 CON VOI!

DAL 2008 CI OCCUPIAMO DI ROMANCE E ABBIAMO VOGLIA DI CONTINUARE A FARLO PER ANCORA TANTO TEMPO...

BUON 10° BLOGVERSARY E 
BUON SAN VALENTINO A TUTTE! 


FESTEGGIAMO INSIEME QUESTO COMPLEANNO E SAN VALENTINO CON UN  LUNGO RACCONTO SCRITTO PER NOI DA SARAH BERNARDINELLO CHE SIAMO SICURE APPREZZERETE!



PER LEGGERE "NEVE, TEQUILA E COWBOY"
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BUONA LETTURA!




BLACK KISS di Raffaella V. Poggi (Newton Compton)

Autrice: Raffaella V.Poggi
Genere: 
Contemporaneo
Ambientazione: USA
Pubblicazione: Newton Compton, 3 febbraio 2018, pp.238
Livello sensualità: MOLTO ALTO
Parte di una serie: 1° serie Black Kiss
Disponibile in ebook a € 0,99

TRAMA: I Black Kiss sono una rock band. Irriverenti, ricchi, famosi e tatuati, sono abituati ad avere tutto ciò che desiderano. Paul Garrison, frontman e chitarrista, con la sua Gibson Les Paul incanta milioni di fan; è abituato a prendere tutto quello che vuole, quando vuole e come vuole. E adesso vuole Amy. Stephen Jensen, batterista e autore, ha il pallino dei felini… e non solo. Bobby Price... be’, lui è quasi normale, ed è il tastierista. E le loro ragazze? Nulla hanno da invidiare a quei “signori”, anzi. Non resta che leggere le loro storie e scoprire perché si chiamano Black Kiss…

Quando ho iniziato a leggere “Black Kiss” mi sono detta: No.... Il solito romanzo su un complesso di musicisti e sui loro eccessi!
Niente di più sbagliato! Ho trovato una bella storia corale con delle persone che, nonostante il loro lavoro e il successo, sono rimasti dei giovani che cercano di costruirsi una famiglia magari forzando un po’ la situazione ma sempre e comunque con passione e amore.
Paul Garrison, bellissimo e corteggiatissimo, rivede Amy ad un concerto e riesce a sedurla tanto da tenerla con sé nonostante la ragazza pensi di non avere alcune chance con quel giovane pieno di tatuaggi e di charme.
“Quest’uomo mi annienta, polverizza le mie difese.
Non so quanto durerà questa storia con Paul e non ci voglio pensare…ma per ora me la godo”
Stephen Jensen fa impazzire la sua assistente Nina “Stage” Woicik ma poi scopre il suo gioco con un raffinatissimo anello di Cartier e con una azione d’altri tempi.
“Ammutolisco e lo guardo. Lui si solleva a sedere, prende l’anello e me lo infila
-Che significa?
-Ho chiesto la mano a tuo padre.
-Come ti sei permesso!
-Sono un uomo all’antica.” 
Jason” Woody” Woods, l’agente del complesso, si riprende la ragazza che lui ha sempre considerato sua e che quattro anni prima aveva perso perché Barbra “Bonnie” Scott non si era sentita di volerlo sposare a Las Vegas davanti ad un celebrante vestito da Elvis.
“Tutta quella rabbia, il furore che mi mangiava il fegato si è sciolto l’altra notte come la neve non appena mi ha abbracciato.
-Rido.
-Quanto cazzo di tempo era che non ridevo ?
-Facile: quattro, fottuti ,anni!
E poi c’è Bobby, il più giovane del gruppo ma non il meno agguerrito che riesce nella difficile impresa di far capire ad Amanda che l’amore e il sesso possono essere una grande fonte di piacere.
“Proviamo!, mi dice, Proviamo amore!
-Mi ha chiamato amore ma io non posso anche se lo vorrei con tutto il cuore.
E Pamela l’unica donne del complesso ha poca stima di se stessa e cerca sempre di mimetizzarsi finchè un’azione drastica di J.J. non le fa prendere coscienza del suo essere bella e brava.
“Scrollo le spalle, non mi va di dirgli che mi sentirei un topo spelacchiato, davanti a tutti quelli che mi guardano.
Nemmeno il tempo di formulare il pensiero e JJ è di nuovo in camera mia, era andato a prender qualcosa, mi trascina in bagno e mi fa voltare di lato, davanti al lavandino!
Mi afferra la coda di cavallo e con un paio di forbici, prima che me ne renda conto, la taglia.”
Intorno a loro altri personaggi costituiscono un ensemble pienamente funzionale e capace di rendere questa lettura piacevolmente scorrevole e gratificante.
Ci sono naturalmente parecchie scene di sesso ma sono integrate con la narrazione e, anche qualche termine un po’ crudo, non dà assolutamente fastidio anzi è in carattere con il modo di fare della band.
Mi è piaciuto che l’autrice abbia scelto di non spezzettare le varie vicende ma ne abbia fatto un unico romanzo che è risultato molto ben amalgamato .
Il tocco divertente è il finale dove riappare tutta l’ironia e anche l’amore per ciò che Paul, ma non solo lui, sono riusciti a raggiungere:
“Che cosa pensi di fare?, mi domanda preoccupata.
-Che cosa penseranno?
-Pensino quello che vogliono Amy: io sono una rockstar!”








COME INIZIA IL ROMANZO...

Prologo

 St Louis, Missouri

18 ottobre

Il ragazzo suona alla porta, una villetta a tre piani dentro al campus, mattoni rossi e infissi bianchi. È un edificio austero e uguale a tanti altri, se non fosse per il grande logo nel timpano neoclassico di marmo bianco sopra l’entrata, ΝΔΥ, e il motto latino, Nihil
Difficile Volenti – nulla è difficile per chi vuole veramente, se non ricordo male – sede perfetta delle signorine di buona famiglia che hanno fatto la fila per entrare nella sorellanza della Ni Delta Ipsilon, le “gloriose” Delta, le popolari e stimate Delta…
L’uscio si apre e da uno spiraglio vedo il suo viso.
“È lei!”, mi dico.
La sua bocca generosa si schiude in un’espressione di stupore quando nota l’immenso cesto di rose rosse posato sullo zerbino. Il ragazzo delle consegne la guarda ammirato mentre le porge un portablocco. Lei prende la penna, firma veloce, e solleva il volto: si guarda intorno, alla ricerca di qualcosa, di qualcuno... si morde il labbro inferiore, pensierosa, leggendo il biglietto che accompagna il cesto, e sgrana gli occhi. Da qui, dal ciglio della strada dietro i grandi alberi del viale, posso distinguere ogni suo minimo gesto, ogni espressione. Rientra per un attimo, torna sulla soglia con il portamonete e dà una banconota al ragazzo, che sembra riluttante ad andarsene… posso capirlo.
Un’auto grigia si ferma qui davanti, limitandomi la visuale.
Mi accendo una sigaretta, faccio scudo alla fiamma con la mano per tirare la prima boccata, la più densa e potente. Sono abbastanza vicino e riesco a sentire il vociare
concitato che proviene da dentro: una ragazza allegra sbuca alle sue spalle. «Che belle!», esclama entusiasta afferrando il cesto di rose e, invadente, sbircia da sopra la spalla il biglietto che lei sta leggendo. «Uhm… “Per il tuo grande giorno”», strilla, voltando il capo all’indietro per comunicare il contenuto del messaggio a chi è dentro casa, «“P”!», e ripete in tono eloquente l’iniziale del mittente. «Possiamo immaginare chi te le ha mandate. Guardate, ragazze!». Ride e rientra con il cesto. Dall’auto in sosta, un’anonima berlina giapponese, sta scendendo un uomo: indossa una giacca di tweed sopra a un maglioncino a lupetto, il look del perfetto professore... Lei lo nota e cambia espressione. Lo attende sulla porta.
«Che cosa ci fai qui?», domanda incerta prima di farlo entrare.
Intanto la ragazza che ha portato dentro le rose ritorna sulla porta: «Buonasera, professor Palmer, le rose sono bellissime», ridacchia. «Benvenuto!».
«Sì, bellissime», risponde l’uomo, con un sorriso stiracchiato.
«Che cosa ci fai, qui?». La sua voce è più alta di un tono.
«Mi ha invitato Dana», e indica con un’alzata del mento la ragazza appena rientrata. «Che c’è di male? In fondo sono uno dei tuoi relatori».
«Sì, e oggi è il mio grande giorno!», risponde seccata. «È finita, Patrick. Non sarebbe dovuta cominciare, ma per fortuna è finita».
«L’ho lasciata».
«Non m’importa».
«L’ho lasciata davvero». Sembra che voglia farsi udire anche all’interno della casa e da tutto il quartiere.
«Permettimi di dubitarne», risponde lei stizzita, incrociando le braccia sul petto. Sbuffa e gira il volto di lato, nella mia direzione. Posso cogliere l’azzurro dei suoi occhi, un colore talmente intenso e chiaro che balugina fin qui.
«Senti, Patrick, non m’importa», continua più calma, «mi hai mentito una volta e una menzogna così è solo l’inizio di una lunga serie».
«Per favore…». Lo stronzo in tweed implora.Il cellulare mi vibra in tasca, segue il trillo della suoneria. Sfioro il display da dentro la tasca, non ho bisogno di estrarre lo smartphone per sbloccare e rispondere meccanicamente: la chatbot fa tutto da sé, domanda e risponde, è programmata apposta, una sequenza ossessivo-compulsiva… Nel
frattempo è tornata l’altra ragazza, Dana, se ho capito bene. «Venga dentro, professor Palmer, la festa sta per cominciare». Ride e strilla, allegra. Invasata. E io ne so qualcosa di invasate.
Lei tenta un’ultima volta di fermare l’uomo: «Non mi sembra il caso…», ma alla fine si fa da parte per farlo accomodare.
Resto qui ancora un attimo per finire la sigaretta, getto il mozzicone, prendo il casco che avevo appoggiato al serbatoio e smonto dalla moto con una falcata. Do ancora un’occhiata alla grande casa, alla porta d’ingresso, e mi dirigo all’entrata sul retro.
Anche io sono qui per la festa…
***** 
USCITE RECENTI DI RAFFAELLA V.POGGI

WEDDING GIRL 
Eric Nolan è un uomo molto sicuro di sé, convinto di avere tutti in pugno: dalle ceneri delle attività di famiglia ha creato la NETline, la nuova realtà nel mondo dell’intrattenimento digitale. Ora si trova in un momento delicato e non può permettere a nessuno di intromettersi nei suoi affari. L’imprevisto, tuttavia, è dietro l’angolo: si chiama Charlotte McGraw, bionda e bellissima tentazione peccaminosa, pronta a mandare a monte il matrimonio di suo fratello Noah con Jade Kanakis, figlia di un ricco finanziatore della NETline. Ma quando Eric cerca di togliere di mezzo Charlotte, ecco che i guai entrano nella sua vita… Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.


UPTOWN GIRL
Jackie è una ragazza del jet set americano, disposta a tutto pur di salvare il padre e quel che resta del suo impero. È per questo che non esita a prestarsi al gioco in cui la coinvolge un ricco e ambiguo finanziere, desideroso di sperimentare molto in fatto di sesso... Jackie cede al suo ricatto e, pur non dimostrandoglielo, è incredibilmente eccitata dai loro incontri, tanto da trasformarsi lentamente in una bambola nelle sue mani. Ma anche le bambole hanno un cuore e quello di Jackie pian piano torna a battere. Fino al giorno in cui il suo passato, che pensava di essersi lasciata alle spalle, non si ripresenta, gettando un’ombra scura sul suo futuro. Ti interessa questo libro? Lo puoi trovare QUI.

*****
L'AUTRICE
Raffaella V. Poggi , anche conosciuta come autrice di romance storici con lo pseudonimo Velonero, vive in Liguria, in un appartamento sui tetti davanti al mare, con il marito, due figlie, cinque computer e due gatte part-time della vicina. Studi classici, molti lavori e molte storie da raccontare. Che siano contemporanee o storiche, le sue storie hanno tutte in comune il lieto fine e la componente erotica. L'eros non manca mai: è parte integrante della storia. Per lei, la scena erotica non è fine a se stessa, è il modo per creare il legame fra i personaggi, spiega i protagonisti e le loro scelte. Il legame amoroso in una coppia avviene inevitabilmente attraverso l'eros. 
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LA SPOSA SEGRETA di Joanna Fulfort (Harper Collins)

Autrice: Johanna Fulfort
Titolo Originale: His Lady of Castlemora
Traduttrice: Lorenza Braga
Genere: Storico
Ambientazione: Scozia,1075
Pubb. originale: Avon, 2015, pp 390
Pubb.italiana: Harper Collins, coll. IGRS, febbraio 2014pp. 238
Livello sensualità : ALTO
Parte di una serie: No
Disponibile in ebook a € 5,99

TRAMA: Scozia, 1075 - Rimasta vedova anzitempo, Isabelle viene cacciata di casa dai parenti del marito perché non ha saputo dargli un erede, ed è costretta a tornare dal padre. Due sono le scelte che le si prospettano a quel punto: il convento o il matrimonio con Ban, un nobile sassone privato delle proprie terre da Re Guglielmo. Ban è più che disposto a prendere in sposa la bellissima fanciulla, tuttavia pone una condizione: la loro unione dovrà rimanere segreta fino a quando lei non concepirà un figlio; solo allora la riconoscerà come legittima moglie. Sembra la soluzione ideale, ma ben presto l'orgoglioso guerriero si rende conto che Isabelle ha paura di lui. E che per rendere effettivo il loro accordo dovrà prima conquistare il suo cuore.


“La sposa segreta “ è Isabelle che, a soli diciotto anni,  si trova ad essere vedova, cacciata dalla casa del marito senza che le venga resa la dote perché  in sospetto  di sterilità, e proprio questo particolare, nell' Inghilterra  di fine anno mille dove  erano necessari eredi per  mantenere in vita le varie casate nobiliari, è ciò che più preoccupa la giovane che ha la possibilità  di sposarsi di nuovo o la scelta obbligata del convento.
Posta dal padre, signore di Castlemora,  di fronte ad un bivio, Isabelle accetta un nuovo marito sperando in un matrimonio meno doloroso e violento del primo. Il prescelto è Lord Ban  che risiede a Glencarron  (già incontrato nel precedente libro “Prigioniera del guerriero” che ha per protagonista la sorella di Ban), il quale però pone una condizione:
”Conoscete la storia della mia famiglia perciò non c’è  bisogno che ve la ripeta. Ora il punto essenziale  è questo:  come ultimo membro sopravvissuto  di sesso maschile della mia stirpe è imperativo che io  abbia un erede per continuarla.
-Certo lo capisco
-Allor capite che devo esserne sicuro
Graham corrugò la fronte.    - Che cosa state suggerendo con esattezza?
-Un fidanzamento segreto.  in seguito  se la faccenda finisce come programmato, l’accordo sarebbe formalizzato in pubblico.
-L’unica questione che rimane da considerare è se la signora acconsentirà all’accordo.
Isabel guardò  suo padre sbalordita per l’incredulità, incerta di averlo inteso in modo corretto.
-Un fidanzamento segreto?
-Esatto.
-Un fidanzamento che gli darà i diritti di marito?
-Giusto
-E’ poco meglio della prostituzione!
-Prima rimarrai incinta prima potrete vivere apertamente come marito e moglie e prendere  il vostro posto di diritto in società: ricordalo!
Il padre le fa  accettare questa imposizione abbastanza strana ma non inusuale e Isabel, pur sentendosi quasi una prostituta, di fronte al terrore di dover subire un matrimonio forzato con  Murdo, capo della milizia del castello  che la  vuole solo per mettere le mani sulla proprietà , non può che dire di sì…e per fortuna!
Infatti , appena iniziano a conoscersi biblicamente, due tragici avvenimenti, costringono i due giovani ad una precipitosa fuga nella foresta. Sperano di poter raggiungere Glengarron  prima di soccombere .
Non vi dico le peripezie e i pericoli che sono costretti ad affrontare a causa di Murdo che non si dà pace per non essere riuscito a mettere le sue manacce su Isabel.
E quando arriva il lieto fine è veramente graditissimo perché le ultime pagine sono drammatiche.
A parte un paio di sviste forse dovute alla traduzione, il romanzo scorre fluidamente con delle bellissime descrizioni di battaglie e di paesaggi.
I personaggi hanno una decisa  profondità di carattere sebbene all’inizio  Ban non mi sia riuscito troppo simpatico con la sua proposta.  Certo va capito: è giovane e non aveva nessuna  intenzione di sposarsi ma la bellezza della ragazza lo stimola a fare questo passo.
Isabel è fedele ai personaggi femminili dell’epoca, sottomesse a padri e mariti o altrimenti trattate indegnamente, ma ha qualche impennata d’orgoglio per cui si mette in serio pericolo più di una volta.
Ma colui che non riesco a dimenticare è il cattivo Murdo…e quando dico cattivo gli faccio un complimento! In realtà è un essere orribile: vendicativo, traditore, assassino e tanto altro. Nei romanzi storici, di personaggi così, ce ne sono tanti, ma questo è forse il peggiore. Fa del male per il piacere di farlo e pur se è   un personaggio così negativo, lode all’autrice per come ha saputo costruirlo. E altrettante lodi per come ha strutturato tutta la narrazione: continui colpi di scena conditi da un bel po’ di  sangue, di passione e infine di amore.
Un romanzo promosso a pieni voti.




LEGGI UN ESTRATTO DEL PRIMO CAPITOLO...
Tre mesi dopo
Isabelle spronò il cavallo al piccolo galoppo, desiderando solo mettere della distanza tra sé e Castlemora per un po’. In teoria non avrebbe dovuto cavalcare all’esterno da sola, ma Murdo e suo fratello erano andati a caccia, così non c’era nessuno a impedirglielo. Comunque, la sua libertà avrebbe avuto vita breve.
Suo padre poteva anche aver deciso di attendere il momento opportuno nei confronti dei Neil, ma non aveva tardato a trovarle un altro marito...
«Glengarron è una vecchia alleata. Il matrimonio servirà a rafforzare il legame.»
Le si era rivoltato lo stomaco. In qualche modo Isabelle era però riuscita a controllare la voce. «Perdonatemi, ma pensavo che il Laird di Glengarron fosse già sposato.»
«È così. Stavo parlando di suo cognato, Lord Ban.»
«Capisco.»
«È un sassone, ma pazienza.»
«Un sassone?»
«Non è l’ideale, lo ammetto. Il lato positivo è che si tratta di un guerriero rispettato, con forti legami familiari ma, essendo senza terra, non può permettersi di essere schizzinoso nella scelta di una sposa.»
Isabelle aveva serrato la mascella. «Nemmeno io posso essere schizzinosa nella scelta di un marito?»
«Non puoi permetterti di fare la difficile, ora.»
«Forse sarà il nobiluomo a essere difficile da contentare.»
«Perché dovrebbe esserlo?» Il padre l’aveva osservata con sguardo d’approvazione. «Sei bella e di sangue Graham, per giunta. Senz’altro si potrà trovare anche un qualche piccolo incentivo pecuniario. Dovrebbe essere sufficiente.»
Con uno sforzo, Isabelle aveva tenuto a freno l’accesso di collera. «E se non lo fosse?»
«C’è sempre un convento.»
«Non ho alcuna vocazione per la vita religiosa.»
Il padre l’aveva scrutata con sguardo fermo. «Murdo ti guarda molto. Potrebbe andarti peggio.»
«Non lo penso affatto.»
«In tal caso, ti consiglio di metterti il tuo vestito più elegante e di renderti gradevole quando Lord Ban arriverà.»
Era rimasta sbigottita. «Per quando è atteso?»
«Molto presto. Assicurati che siano fatti tutti i preparativi necessari per dargli il benvenuto.»Il ricordo di quella conversazione colmò Isabelle di rabbia. Ciononostante, non aveva osato disobbedire.
Castlemora era pronta a ricevere l’ospite. Nel Castlemora era pronta a ricevere l’ospite. Nel frattempo, lei aveva bisogno di qualche ora di solitudine per ritrovare la calma e per prepararsi ad affrontare ciò che sarebbe accaduto. Per quel motivo, aveva bisogno di pace e di tranquillità.Trattenendo la cavalcatura a un passo regolare, seguì il ruscello fino a quando non si allargò in uno stagno nascosto dietro un boschetto. Sebbene fosse tra i confini delle terre di Castlemora, era un luogo appartato e, di solito, non si sarebbe recata lì da sola. Se Murdo l’avesse scoperto, sarebbero stati guai. Il maestro d’armi aveva sviluppato un’efficiente rete di spie. Quasi nulla accadeva a Castlemora senza che lui lo sapesse. La caccia era stata una fortunata distrazione.
Isabelle smontò e legò il cavallo. Ormai il sole era alto e la giornata calda. I vestiti le si incollavano sulla schiena e l’acqua sembrava invitante. Si diede un’occhiata intorno, ma la zona era silenziosa; non c’era traccia di presenza umana fin dove l’occhio arrivava a vedere. La tentazione divenne più forte. Almeno per qualche tempo quel luogo sarebbe stato abbastanza sicuro. Ban sorrise e si appoggiò con la schiena contro l’albero, lieto di essere smontato dalla sella per un momento. Lui e i suoi compagni avevano cavalcato sin dal primo mattino, sebbene a un passo tranquillo per risparmiare le loro cavalcature. I cavalli stavano sonnecchiando all’ombra, mentre gli uomini, dopo aver diviso pane, formaggio e fette di carne secca, si erano stesi per un po’ mettendosi a proprio agio. Non lontano tra gli alberi, Davy montava la guardia. Anche se tutta la regione sembrava in pace, non conveniva mai essere troppo sicuri di sé. Ban l’aveva imparato grazie alla sua lunga esperienza. Per cinque anni aveva cavalcato al fianco di Black Iain di Glengarron, osservando, imparando e allenandosi, mentre il suo corpo cresceva solido, snello e forte e la sua mente acuta e attenta. Il ragazzo che era stato salvato dopo la distruzione di Heslingfield se ne era andato da tempo e al suo posto c’era un uomo, ormai, un guerriero rispettato per diritto. Essere il cognato di Iain non gli aveva fatto ottenere favori. Ci si aspettava che Ban desse prova del proprio valore come tutti gli altri. Lui si impegnava con tutta l’anima, perché concentrandosi sulla nuova vita poteva dimenticare quella vecchia. Lì il passato non contava. Adesso veniva valutato per quello che faceva. Benché fosse trattato con sufficiente cortesia dai suoi compagni, sapeva che lo osservavano, lo giudicavano. Era stata una questione di orgoglio essere stimato, ottenere la loro approvazione e la loro fedeltà. Gettò un’occhiata ai suoi compagni: Ewan, Jock e Davy, brave persone, uomini di cui si fidava in battaglia. Gli sarebbero rimasti accanto, come lui avrebbe fatto con loro. Avevano vissuto abbastanza avventure insieme da saperlo. Non che si aspettasse di combattere qualche battaglia nel prossimo futuro. Consegnare dei cavalli a un vecchio amico non era certo pericoloso. Lo faceva come favore a Iain. Dell’altra faccenda, più personale, non aveva detto nulla ai suoi uomini. Dopotutto, non aveva ancora preso una decisione certa; finché non ne avesse saputo di più, non poteva ancora pronunciarsi. Pochi giorni a Castlemora avrebbero senza dubbio chiarito la questione. Il pensiero gli tornò spontaneo alla conversazione di una settimana prima.Stava giocando in cortile con i suoi nipotini quando Iain era apparso. Per qualche momento questi aveva osservato il gioco chiassoso, con un sorriso condiscendente che gli indugiava sulle labbra. Quando si erano infine fermati per riprendere fiato, aveva congedato i due figli comunicando loro che intendeva parlare in privato con lo zio. «C’è qualcosa che non va?» aveva chiesto Ban quando i ragazzi se ne furono andati. «No, era solo che volevo chiederti un favore.»
«Che genere di favore?»
«Ho bisogno di qualcuno che consegni dei cavalli a Castlemora. Archibald Graham mi ha chiesto una razza buona da riproduzione, qualche tempo fa. Gli avevo detto che avrei cercato qualche animale adatto.»
«Le fattrici da Jarrow, per caso?»
«Proprio quelle.»
Ban aveva annuito. Erano degli eccellenti animali. Tuttavia, non era un compito impegnativo e qualunque uomo di Iain avrebbe potuto consegnarli, perciò come mai era stato scelto per quell’incarico? Come gli accadeva di tanto in tanto, aveva sentito che c’era di più di quello che appariva in superficie.
«Ti dispiacerebbe?» Il tono di Iain era stato disinvolto. Era stato soprattutto quello a mettere in allarme il cervello di Ban e lui non era riuscito a trattenersi dal sorridere.
«Certo che no.» L’affermazione era stata sincera. Castlemora non era a più di due giorni di cavalcata e c’era bel tempo. Inoltre, doveva molto a suo cognato ed era lieto di ricambiare un favore, quando poteva.
«Bene.»
Ban aveva atteso, ormai certo che sarebbe seguito dell’altro. Aveva avuto ragione, anche se non ne avrebbe mai potuto indovinare l’entità.
«Il viaggio potrà servire a due scopi» aveva continuato Iain. «Archibald Graham è un vecchio amico e un alleato ma, purtroppo, la sua salute sta venendo meno.»
«Mi dispiace sentirlo.»
«Ha una figlia. L’ultima volta che l’ho vista era una bambina, ma dovrebbe avere all’incirca diciotto anni adesso. È rimasta vedova qualche tempo fa e il padre le sta cercando un nuovo marito.»
L’espressione di Ban si era fatta più guardinga. Quando aveva supposto che ci fosse una qualche ragione ulteriore per il viaggio, non avrebbe mai sospettato niente di simile. Eppure era tipico di Iain lasciar trapelare qualche piccola ma sconvolgente informazione con una tale imperturbabile disinvoltura. «Con ciò intendi me?» 
***** 
L'AUTRICE
Joanna Fulford, pseudonimo dell'inglese Jane Croft, sfortunatamente è morta per un tumore al cervello nel luglio 2013 e questa improvvisa scomparsa ha privato il mondo del romance di un'autrice di talento, che avrebbe potuto scrivere ancora tante belle storie. I suoi romanzi , di genere sia storico che contemporaneo, sono stati tradotti in varie lingue e sono tutti disponibili in ebook.


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